NOTIZIE SPARSE
La storia di Castel S. Venanzio non è ricca di notizie. Oggetto di contesa con lotte sanguinose tra Camerino e S. Severino M., come tutta la valle del Cesolone nel corso del sec. XIII, fu più volte presa e ripresa dalle due parti. Il 13 febbraio 1272, per imposizione del rettore della Marca, S. Severino M. restituiva il piccolo borgo insieme alla Villa d'Aria a Camerino sborsando la somma di 10000 bolognini. Nei primi anni del 1300 Camerino ne fece una poderosa fortificazione consacrata al nome del santo protettore della città, S. Venanzio, abbandonando così il vecchio nome di Pieve d'Aria, sottratta ormai alla giurisdizione dell'abbazia di S. Marino in Val Fabiana. Il 9 gennaio 1428 il Castrum S. Venantii viene assegnato a Gentilpandolfo di Rodolfo III Da Varano. Nel 1853 il villaggio contava 77 case e 81 famiglie. Con l'unita d'Italia il paese fu ridotto a semplice frazione di Serrapetrona e ne seguì le sorti. Dette il suo contributo di sangue alla prima e alla seconda guerra mondiale e subì i travagli delle vicende partigiane e delle rappresaglie delle truppe tedesche in ritirata nel giugno del 1944, quando una donna del paese, Colomba Pagnotta, rimase uccisa per esservi avventurata per i campi a falciare l'erba. Solo nel 1963 fu raggiunto un livello di viabilità con l'iniziativa di sistemazione a carrozzabile, con maggior ampiezza e miglior tracciato, della vecchia strada per Torre Beregna e Camerino realizzata dal Consorzio della Bonifica Montana dell'Alto Nera, Chienti, Potenza e Musone. Dipendenza della plebale è la chiesa della Madonna del Ponte, situata a valle dell'abitato centrale dopo le ultime case e sulla vecchi strada per Serrapetrona. La facciata era protetta da una tettoia che copriva tutta la strada. Deve il nome all'antico ponte che nelle vicinanze scavalca il ruscello. L'affresco absidale con Madonna e Bambino fra i SS. Carlo Borromeo e Antonio da Padova, guastato da grossolani, dal Romani fu giudicato affine a quello di Giovanni Andrea De Magistris da Caldarola nella chiesa Parrocchiale di Piampalente (Camerino). Nel 1695 il pievano pagava per la chiesina 17 baiocchi di decima. Ora è proprietà privata. A Sasso Marozzo restano i ruderi della Maestà, chiesa sine cura, detta "oratorio" negli atti di sacra visita del Dé Buoi (1581).